Finita la MiniTransat per Matteo, albero rotto

E’ terminata in maniera imprevedibile la MiniTransat per Matteo Rusticali e SPOT ITA444.

“La Mini Transat più veloce del West”, così Matteo Rusticali cerca di smorzare la delusione di dover scrivere la parola fine alla sua avventura oceanica.

«Stavo navigando con 20 nodi da Ovest, una mano alla randa e il fiocco. Ero sottocoperta e stavo parlando con Ambrogio Beccaria al VHF ed improvvisamente ho sentito quel maledetto rumore che è l’incubo di ogni navigatore.»
L’albero di SPOT infatti ha ceduto durante le prime ore di lunedì 2 ottobre rompendosi in 3 parti. La causa della rottura è da imputare allo sfilamento di una sartia dal suo perno per la tensione esercitata.

«Quando ho disalberato il pezzo più grosso, che era in acqua, ha cominciato a sbattere contro la chiglia, quindi ho cercato subito di liberare la barca dai tronconi che potevano causare altri danni. Ho contattato l’organizzazione che ha mandato una delle 7 barche appoggio per controllare la situazione e monitorare lo skipper.»

La stanchezza e anche il mal di mare hanno reso tutto molto difficile, ma dopo alcune ore, con l’arrivo dell’alba Matteo è riuscito a sistemare Spot in modo da avere la tormentina e poter avanzare verso il primo porto.

«Tornare a La Rochelle era improponibile perché sapevo che sarebbe entrato vento da Nord Est e non sarei stato in grado di risalire il vento, così ho comunicato il mio rientro verso Royan. Il porto però presenta una conformazione molto particolare con secche e scogli a circa 10 miglia prima dell’entrata nel bacino e affrontarlo con una barca che ha poca manovrabilità di notte è altamente rischioso.

Dopo che la barca appoggio della Mini Transat si è allontanata ho subito cercato di trovare il modo di fare un ponte radio con l’organizzazione per programmare il traino, sapendo che Royan non era così facile da affrontare nelle mie condizioni.

Un peschereccio ha risposto al VHF ed è stato disponibile a trainarmi verso terra. Nel frattempo ho saputo che il mio team era già al porto che si organizzava per il mio rientro. Prima di entrare in porto è arrivata la motovedetta della Capitaneria di Porto che mi ha trainato fino all’ormeggio. Il passaggio era veramente difficile, “surfavo” su onde frangenti che si formano per un fondale molto basso: da solo sarebbe stato impossibile rientrare così.

Vorrei ringraziare la città di Royan che si è dimostrata disponibile, competente e mi ha aiutato su tutti i fronti.
Addirittura un signore, che ha seguito su Twitter la mia disavventura, ha chiamato la Capitaneria di Porto dicendo che mi avrebbe prestato la sua casa per dormire. Quindi siamo ospiti nella sua villetta delle vacanze. E’ stato incredibile. Vorrei anche dire un grazie speciale a tutti gli amici italiani che in queste ore si sono mobilitati per aiutarmi. Adesso sto organizzando il suo rientro in Italia. Per il futuro lasciamo tutte le porte aperte»

Da: gazzetta.it